Si è tenuto a Treia il convegno nazionale sull’architettura in terra cruda. Dopo l’inaugurazione della casa-museo verificate le possibilità per sviluppare questa esperienza in altre realtà.

Una vecchia casa di terra destinata alla demolizione è stata invece salvata, recuperata ed ora è un piccolo museo che ripercorre fedelmente le condizioni di vita e di lavoro nelle nostre campagne tra l’800 ed il ‘900. Una ricostruzione minuziosa di un atterrato, sito in contrada Fontevannazza a Treia che consente al visitatore una sorta di “tuffo nel passato”. Di questo e delle possibilità di trasferire questa esperienza in altre realtà si è parlato nel corso di un convegno nazionale tenutosi presso la Sala Consiliare del Comune di Treia dal titolo “I saperi ritrovati” con la presenza di relatori provenienti da Accademie di tutta Italia e di amministratori di diverse località che hanno, nel loro territorio, la presenza di “case di terra”. Riproporre questo tipo di architettura come modello abitativo attuale è chiaramente azzardato. Ma per scopi turistici, per riscoprire un’autentica tradizione marchigiana l’esempio treiese va seguito ed apprezzato. L’atterrato di Fontevannazza, facilmente raggiungibile dal capoluogo e da Passo di Treia, si compone di tre stanze, camera da letto, cucina e la stanza per il telaio ed in ogni più piccolo oggetto ed angolo della casa si apprezza la ricostruzione rigorosa degli ambienti di un tempo. “E’una piccola perla, ha rimarcato il sindaco Luigi Santalucia, che si aggiunge alle altre attrattive che possediamo”. Intanto è stato presentato un volume a cura della Edicom edizioni che ripercorre le tappe di questo salvataggio e recupero mentre è stato bandito un concorso letterario nazionale avente per tema il rapporto dell’uomo con la propria casa.

Contenuto inserito il 06/10/2007

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Autore Andrea Verdolini

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